SPIRITUALITA' GIOVANILE SALESIANA
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Il Movimento Giovanile Salesiano vuole essere una presenza significativa per la comunità ecclesiale e civile. Esso è un luogo di protagonismo giovanile e di responsabilità educativa. Il termine giovanile sta a indicare la preoccupazione per tutti i giovani, a cominciare da quelli che Don Bosco definiva più poveri. Chi si riconosce nel MGS condivide alcuni elementi ritenuti costitutivi e fondamentali per la propria esperienza di vita.
Fa esperienza di Spiritualità Giovanile Salesiana
Vive nel contesto della pedagogia salesiana che si fonda sul Sistema Preventivo di Don Bosco, che è un progetto di spiritualità.
Si impegna nella trasformazione della cultura pensata come luogo in cui si manifesta la vita delle persone con le manifestazioni del pensiero, dell’arte, della scienza, della religione.
Riconosce che la cultura è portatrice di valori, ma si sente anche interlocutore e protagonista nei suoi confronti . Per questo si pone con atteggiamento critico di fronte a ideali, stili di vita, valori, quando questi non tengono conto dei giovani e dell’impegno educativo a loro servizio.
Agisce con stile missionario nello stare vicino a ogni giovane accompagnandolo per sperimentare la paternità di Dio e vivere in pienezza la vocazione a cui è chiamato. Don Bosco si rivolgeva ai giovani più poveri. Anche oggi il MGS, fedele alla tradizione, rivolge il proprio interesse educativo ai giovani “più poveri”, tenendo presente che le povertà non sono solo quelle economiche.
Educa evangelizzando ed evangelizza educando secondo uno stile particolare che è quello dell’animazione. Si tende così ad aiutare il giovane a realizzarsi e a diventare protagonista della propria costruzione come individuo e come soggetto sociale, crescendo libero dai condizionamenti esterni ed interni che gli impediscono di esprimere la propria natura, che è quella di essere figlio del Padre. Lo stile dell’animazione privilegia alcuni aspetti: l’accoglienza, il protagonismo giovanile e la relazione tra educatore ed educando. Accoglienza: è la capacità di riconoscere in ogni giovane un dono di Dio, che spinge l’animatore a dare fiducia al giovane, dimostrando così che ogni giovane ha in sé tutte le capacità necessarie per realizzare un progetto di vita. Protagonismo giovanile: questo aspetto è la manifestazione della dimensione missionaria dell’animazione, che si concretizza nel mandato “giovani per i giovani”. Relazione tra educatore ed educando: l’animatore accompagna i giovani nel cammino di educazione alla fede in modo del tutto gratuito, perché la sua passione educativa è la risposta ad una chiamata singolare. L’animatore nella propria azione educativa dà voce alle domande fragili e confuse, mature o meno, dei giovani e propone come risposta ad esse il modello di Gesù di Nazareth, narrandone la storia e testimoniando che è possibile vivere concretamente i valori cristiani nella vita quotidiana. Attraverso questo metodo si vuole restituire alla persona la sua dignità e felicità al fine di scoprire la sua natura di figlio del Padre liberandolo dalle inquietudini e dalle rassegnazioni indotte dal mondo che lo circonda.
(1)Don Bosco è stato riconosciuto dal Papa Giovanni Paolo II “maestro di spiritualità giovanile perché ha saputo rendere vivo il Vangelo per i giovani, accogliendoli nelle loro attese e nella loro voglia di vivere” (Juvenum Patris 5). La Chiesaha riconosciuto anche ufficialmente la validità di questa esperienza spirituale, proclamando la santità di molti membri, consacrati e laici, della famiglia salesiana (Don Bosco, Madre Mazzarello, Don Rua, Don Rinaldi, Mons. Versiglia e Don Caravario, Madre Morano, Domenico Savio, Laura Vicuna).
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